Alessandro Cassarini nacque a Castiglione dei Pepoli il 28 luglio 1847 da Antonio e Gaetana Bettini. Il periodo della giovinezza, maturato nel fervore degli anni dell’unità d’Italia, insinuarono anche in Alessandro Cassarini l’amore per l’alpinismo, il desiderio di percorrere in lungo e in largo il nuovo stato italiano, a carpirne anche gli angoli più reconditi. Questa passione generò anche quella per la fotografia, che a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, grazie ad una semplificazione delle tecniche, permetteva a sempre più appassionati di avvicinarsi alla ripresa; Cassarini fu un fotografo dilettante, essendo impiegato presso la cancelleria del Tribunale di Bologna. Bisogna tuttavia notare che a quei tempi la pratica pur dilettantistica della fotografia imponeva spese, disponibilità di mezzi e competenze non paragonabili a quelle odierne, in quanto il processo fotografico era seguito dal momento della ripresa fino a quello della definitiva stampa.
La passione per la fotografia procedeva da quella per l’alpinismo, nella quale gli fu compagna la moglie Virginia Pallotti. I suoi primi lavori, infatti, ritraggono vedute delle Alpi e degli Appennini. Nel 1891 presentò all’Esposizione di Palermo alcune sue fotografie; nel 1893 partecipò all’Esposizione fotografica nazionale di Torino, con vedute degli Appennini Bolognesi, delle Dolomiti di Auronzo, del Lago Santo in provincia di Modena, dei Sassi di Roccamalatina. Ricevette la medaglia d’oro e venne insignito di medaglia d’oro speciale dal Circolo dilettanti fotografi.
Il Cassarini fu abilissimo promotore di se stesso. Oltre ai lavori che gli venivano commissionati, sfruttava ogni occasione per poter presentare a personalità notevoli i propri lavori fotografici. Venne così decorato del cavalierato nel 1895, al pari del fratello Clodoveo, noto imprenditore bolognese.
Fotografò in Montenegro le nozze di Vittorio Emanuele di Savoia e la principessa Elena Petrovich, sposi nel 1896, e nello stesso anno, a Bologna, in occasione dell’inaugurazione degli Istituti ortopedici Rizzoli donò a re Umberto, intervenuto alla cerimonia, un ricco volume fotografico.
Nel 1892, in Trentino insieme ad altri escursionisti, fotografò l’arciduchessa d’Austria Stefania, vedova dell’arciduca Rodolfo d’Asburgo; Fece rilegare venti di quelle fotografie in un album di cuoio bulinato e miniato con gli stemmi delle case regnanti d’Austria e del Belgio e, tramite il sindaco di Bologna e l’ambasciatore italiano a Vienna, fece dono dell’album fotografico, ben rilegato e con copertina incisa, alla nobildonna, che gli fece pervenire a sua volta una cortese lettera e una spilla d’oro a forma di esse, tempestata di brillanti e sormontata da una corona di pietre preziose. Anche il governo della Repubblica di San Marino gli conferì la medaglia d’oro del merito civile di prima classe.
In occasione della visitra che Mussolini compì nel 1924 a Rimini in occasione delle onoranze a Giovanni Pascoli il Cassarini offrì al duce e al Ministro di grazia e giustizia Oviglio un esemplare della sua opera sui castelli e roccie storiche, che venne notevolmente gradita. Il re gli conferì nello stesso anno la Commenda della Corona d’Italia.
In ambito bolognese Alessandro Cassarini fu particolarmente attivo. Nel 1893 gli furono commissionate le riprese dei lavori che l’amministrazione provinciale effettuò a Casalecchio dopo la rotta del fiume Reno. Le foto sono particolarmente curate sotto il piano tecnico, ma fra le più interessanti vi sono senza dubbio quelle del banchetto che la Provincia offrì a tutti coloro che avevano partecipato ai lavori, con immense caldaie ove veniva preparato il desidnare ai convenuti. Documentò poi l’attività della locale sezione del C.A.I., inaugurata nel 1875, per la quale il fotografo eseguì un cospicuo numero di riprese delle Alpi, del Cadore e del Montefeltro. Per gli escursionisti il fotografo proponeva anche delle utili cassette dotate dei medicamenti di primo intervento, confezionate dalla farmacia del fratello. Anche l’Appennino bolognese venne percorso dal Cassarini, dalla valle dell’Idice a quella del Dardagna e del Reno. Nel 1888, in occasione della Esposizione Emiliana, il C.A.I. di Bologna offrì ai visitatori una Guida-itinerario dell’Appennino dal Cimone al Catria, alla quale collaborò attivamente.
Molte di queste fotografie vennero poi riunite in una raccolta, intitolata Castelli, Rocche e Roccie storiche, vedute dell’Appennino e Paesaggi Alpini, del Cadore e de’ Monti bellunesi, che egli dedicò "alla Maestà di Margherita Regina d’Italia", da bravo promotore di se stesso qual’era. Con una certa enfasi il Cassarini scrisse: "La raccolta che vi presento è della maggiore importanza storica ed artistica: essa non fu mai tentata, e sarà poscia continuata fino a raggruppare tutti i castelli italiani". Venne dato alle stampe un catalogo, dal quale, chi lo desiderava, poteva ordinare al fotografo le riproduzioni anche di singole stampe, che erano "tutte di grande formato e di molta evidenza fotografica, secondo la moda del tempo che voleva una grande nitidezza di tratto senza speculazioni o effetti di luce trascendentali". Il lavoro, che si svolgeva anche sotto il patrocinio del ministero della Pubblica Istruzione, durò otto anni; il materiale venne ordinato organicamente ed ogni castello o rocca venne descritto sotto il profilo storico ed artistico da Corrado Ricci e Gaspare Ungarelli. Cassarini donò poi all’Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti dell’Emilia cento fotografie di castelli ed altre emergenze storiche della regione, alcune delle quali indussero il ministero a prendere provvedimenti per il loro restauro. La sua opera venne allora proposta e diffusa presso le sovrintendenze ai monumenti di Bologna e Ravenna , che nei primi anni di questo secolo andavano impostando la prima campagna di tutela e conservazione del patrimonio edilizio storico.
Del castiglionese il Cassarini produsse diverse vedute, alcune delle quali sono assai note: fra tutte la fotografia del palazzo comunale con il muro di cinta e l’arco di entrata non ancora abbattuti. Alcune di queste immagini furono poi sfruttate per stampare cartoline illustrate, numerose già a cavallo dei due secoli per la spiccata vocazione turistica del paese montano.
La piazza di Castiglione dei Pepoli fotografata dal Cassarini
verso la fine dell'Ottocento
A Boccadirio fotografò la chiesa ed anche la sacra immagine che vi si venera; altre foto ritraggono il torrente Brasimone nel periodo invernale; venne ripreso l’osservatorio metereologico del Monte Gatta, da poco costruito. Il centro di Castiglione fu il soggetto maggiormente rappresentato: in primo luogo lo stabilimentio idroterapico, fiore all’occhiello del paese, la chiesa di San Lorenzo, la Chiesa Vecchia, con riprese dell’esterno e dell’interno. A Baragazza fotografò il medievale ponte sul Setta oggi distrutto e la strada che conduce a Boccadirio, attualmente ridotta a sentiero dopo l’apertura della carrozzabile più a valle e meno ripida.
Uomo profondamente cristiano, Alessandro Cassarini si è segnalato anche per la meritoria opera filantropica. Fu largo di donazioni che arricchirono diversi edifici religiosi, come la Chiesa dei Servi e quella del SS. Salvatore. Ma innumerevoli furono altri episodi in cui si mostrò munifico, come nel 1927, quando donò quattordicimila lire per i restauri della chiesa di San Paolo di Ravone.
L’attiva opera filantropica si concretizzò tra l’altro nell’istituzione dell’Opera pia Pro Domo Miserorum, a memoria del fratello Clodoveo e dalla moglie Virginia Pallotti. Scopo dell’itituzione era quello di provvedere alle abitazioni e all’assistenza delle famiglie indigenti. Alessandro Cassarini morì nell’ottobre del 1929 a Castelfranco Emilia.
Michelangelo Abatantuono